Origine e storia della lavanda:

“Si trattava, quando intrapresi la mia lunga passeggiata in quel deserto, di lande nude e monotone, tra i milledue e i milletrecento metri di altitudine. L’unica vegetazione che vi cresceva era la lavanda selvatica.” Tratto da L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono

Lavanda dal latino lavare, riferito all’uso di mettere l’essenza o il fiore nell’acqua di lavaggio. In Italia è nota anche con il termine nardo con cui si realizzava un’acqua profumata fino al 1600. È il profumo che caratterizza la storia della lavanda.

Nella tomba di TutanKamon furono trovate delle boccette di essenza di lavanda e la stessa sostanza si ritrova tra le bende delle mummie

Furono i Romani a portarla in tutta Europa per avere sempre a disposizione l’acqua aromatizzata alla lavanda, utilizzata anche per le acque termali (in particolare Lavandula stoechas)

Nel Medioevo i monaci la inseriscono in molte ricette culinarie  per coprire gusti e sapori non gradevoli (oltre che in rimedi medicamentosi) e la badessa Hildegarde Von Bingen suggerisce un vino alla lavanda contro il mal di testa.

Nell’Inghilterra Elisabettiana le dame cucivano sacchetti di lavanda nelle vesti per lasciare una scia profumata e fu in quel periodo che si cominciò a usare i sacchetti di lavanda come rimedio antitarme negli armadi e nei cassetti.

 

Lavanda coltivata e lavanda spontanea

Oggi coltivata in Provenza – famosi sono gli itinerari della Lavanda – ma anche in molte zone d’Italia (Liguria – Piemonte  in Val Gesso e Val Stura – Emilia Romagna)

In Italia si trova spontanea con 4 specie L. angustifolia , L. latifolia , L. stoechas, L. dentata.

Il lavandin, la lavanda coltivata in Provenza, è un ibrido tra angustifolia e latifolia e grazie alle tre ramificazioni in cui è suddivisa la spiga ha una resa superiore alle altre specie botaniche.

Proprietà della lavanda:

Apprezzata per le sue azioni polivalenti (antisettiche , sedative, lenitive, cicatrizzanti, digestive…) è nota nel passato soprattutto contro mal di testa, cefalee e insonnie.

Il botanico William Turner sul finire del 500 scrivedi imbottirsi il cappello con la lavanda per evitare i malanni alla testa provenienti da cause di freddo

La ricetta di vino alla lavanda di Hildegarde Von Bingen, religiosa e naturalista tedesca dell’anno 1000,  nasce proprio con l’intento di curare insonnia e cefaleeLa lavanda selvatica è calda e secca e il suo calore è benefico. Se si fa cuocere il vino con la lavanda e lo si beve, si otterranno una conoscenza e una comprensione più pure

Questa è la ricetta contenuta nel libro “Ricette per  il corpo e per l’anima”:

700 ml di vino bianco – 2 cucchiaini di fiori di lavanda – 1 cucchiaio di miele.

Portare il vino a ebollizione, aggiungere lavanda e miele, togliere dal fuoco, effettuare un’infusione di 10 minuti, filtrare e bere caldo.

 

Etnobotanica

In Valle Stura per una ricerca etnobotanica alcuni locali  intervistati dicono chesi bruciava la lavanda quando si toglieva il letame per disinfettare e per cambiare odore, non c’erano fiamme solo  fumo e profumo”.

Tutti gli altri usi sono quelli che ancora noi oggi applichiamo nelle nostre case.

In casa tiene lontano insetti fastidiosi e calma il fastidio delle punture.

I sacchetti di lavanda si usano per profumare la biancheria e come rimedio anti tarme.

I fiori nell’acqua del bagno lo rendono balsamico e purificante

La coltivazione della lavanda (cure generiche)

Scrive Domenico Tamaro (professore e agronomo di inizio novecento) nel libretto Orticoltura:

Fa bene nelle terre leggere e calcari; si coltiva ordinariamente per bordura e si moltiplica per divisione dei cespi. Le piantagioni si rinnovano ogni 3-4 anni. L’impianto di un ettaro di terreno costa Lire 1019 di cui Lire 830 per l’acquisto di 16.600 piante

 

Esposizione: sole pieno, preferibile a 360°, non contro un muro

Temperatura: molto resistente al freddo (pianta “mediterranea” ma da noi cresce bene in montagna….condizioni simili)

Terreno: drenante, non deve esserci ristagno d’acqua per l’elevato rischio di marcire. Relativamente povero

Irrigazione: poche necessità idriche, in vaso un paio di volte alla settimana (al mattino)

Concimazione: blanda, in primavera con compost e stallatico. Troppo concime compromette il profumo delle spighe

 

La coltivazione della lavanda (cure specifiche)

Potatura: è l’operazione più importante per mantenere il cespuglio vitale e garantire un’abbondante fioritura. Sicuramente va effettuata dopo la fioritura eliminando la spiga e una porzione di ramo senza arrivare al legno. All’inizio della primavera si può accorciare ulteriormente per mantenere la forma e correggere eventuali danni invernali.

Moltiplicazione: può essere fatta per talea, utilizzando i residui di potatura estiva che abbiano una linguetta di legno. Può anche essere seminata e nel giro di 2-3 anni forma un piccolo e ordinato arbusto

LA LAVANDA IN GIARDINO E SUL BALCONE

Arbusto dal tipico fogliame grigio-verde; spighe lilla fiorite in estate; essenza profumata in foglie-fiori-fusti (maggiore concentrazione nei calici dei fiori)

In giardino

Una lavanda ben tenuta è una presenza importante per il giardino, ideale per siepi, per delimitare sentieri e vialetti, nel giardino roccioso, per bordure miste, nell’aiuola delle aromatiche ma anche sparsa nell’orto. Di certo per avere un’effetto significativo è necessario avere gruppi di almeno 3-5 piante, non esemplari isolati. Maggiore è lo spazio e più abbinamenti e accostamenti di colori e varietà si possono fare. Di sicuro il fogliame grigio e i fiori lilla sono inimitabili e adatti quasi in ogni contesto, da quello mediterraneo a quello di campagna, dal giardino romantico a quello moderno.

In balcone

In balcone per coltivare la lavanda a lungo è necessario un vaso dedicato, profondo, da posizionare nel punto più soleggiato. Possono andare bene anche fioriere capienti su davanzali in modo che le spighe risaltino sullo sfondo della città; ancora meglio se coltivate in piccoli gruppi a creare una macchia compatta come sfondo per altre piante

Vita Sackville West scrive: Alcuni hanno il buon senso di farle crescere a mo’ di siepe lungo i due lati di un sentiero o a gruppi accanto alla porta d’entrata dove si possono pizzicare ogni volta che si entra o si esce.

Le lavande più rustiche sono Lavandula angustifolia e Lavandula latifolia e loro cultivar: sono le meno esigenti, resistenti a -15 -20 °C.

Altre lavande resistenti ma che possono danneggiarsi con temperature intorno ai -5°C sono Lavandula stoechas e Lavandula dentata, caratterizzate da un ciuffo di bratee colorate sulla cima di un colore più scuro.

Le più delicate sono le lavande nord-africane Lavandula pinnata, L. canariensis  che non sopportano temperature sotto zero gradi

Le lavande più utilizzate in giardino, soprattutto dagli inglesi, sono delle cultivar di L. angustifolia chiamate Hidcote e ne esistono di colore blu, bianche e rosa.