La storia del melograno

Punica deriva dal latino punicum “di Cartagine” o puniceum  “rosso”. Plinio lo chiamava “malum punicum” ovvero mela cartaginese. Granatum per l’elevato numero di grani (la città Grenada/Granata prende il nome da qui)

Pianta antichissima e naturalizzata in età remota, sembra originaria della Persia e oggi pare spontaneo nelle località rocciose dell’Afghanistan

Esistono raffigurazioni di melograni in tombe egiziane (frutti essiccati trovati nella tomba di Ramsete IV). Grande importanza nei riti fenici (forse i primi a coltivarlo nel Nord Africa) e greci (secondo la mitologia, fu Afrodite a piantarlo nell’isola di Cipro).

I romani lo associavano a Cartagine, con un’immagine non propriamente positiva ma si trova in molti affreschi, soprattutto a Pompei. Nel Medioevo simbolo di prosperità e abbondanza (Fontana del Melograno a Issogne)

Pianta simbolica per eccellenza, appare nelle tre grandi religioni monoteiste:

  • per i cristiani è il simbolo delle perfezioni divine (probabilmente Eva mangiò un melograno, frutto della conoscenza, e non una mela) ;
  • per i musulmani esso permette di lottare contro l’odio e l’invidia;
  • per gli ebrei lontani dalla loro patria rappresenta la Terra Promessa.

Diffuso in tutta l’area mediterranea  e spesso associato al fico, non si sa quando esattamente entra nei giardini come pianta ornamentale. Sicuramente coltivato come pianta medicinale è citato nel 1548 da Turner nel giardino del duca di Somerset a Syon House e nel 1618 il botanico Tradescant ne introdusse una varietà doppia a fiori cremisi grandi come una rosa doppia della Provenza

Usi passati e recenti del melograno:

Le virtù mediche del melograno sono note fin da tempi antichissimi.

La corteccia delle radici era utilizzata come potente vermifugo (così come la buccia dei frutti in misura minore);

i fiori erano usati come astringenti;

i semi e la polpa del frutto sono da sempre impiegati per la preparazione di una bevanda acidula e dissetante.

Oggi riveste molta importanza il succo del melograno, ricco di polifenoli, usato come antiossidante e per protezione contro le degenerazioni dell’apparato vascolare

Curiosità

La corteccia dei frutti acerbi era utilizzata nelle concerie per ottenere una tintura rossa

I fiori per tingere la lana di giallo; dal pericarpo del frutto si estraeva un inchiostro rosso.

La coltivazione del melograno.

1. Cure generiche

Scrive Giuseppe Roda (giardiniere torinese di fine 800) : Forma un arboscello dei più ornamentali, peccato che patisca alquanto il freddo invernale dell’Italia Settentrionale ed abbisogni di un leggero riparo

Esposizione: sole pieno, ideale contro un muro esposto a sud e in ogni caso protetto dai venti freddi

Temperatura: sopporta bene il freddo (fino a -10°C non ha problemi), anzi, più l’inverno è freddo e maggiore sarà la fioritura dell’anno successivo.

Terreno: si adatta a qualsiasi tipo di terra ma teme i ristagni idrici. (Ideale sabbia-torba – humus)

Irrigazione: sopporta secco e siccità, patisce le irrigazioni eccessive e tardive autunnali

Concimazione: organica (con compost, stallatico, cornunghia) liquida bisettimanale per piante in vaso

 

2. Cure specifiche

Pacciamatura: durante l’inverno può essere utile pacciamare la base della pianta (cioè coprirla con uno strato di 10-15 cm di foglie secche, paglia, corteccia)

Potatura: è necessaria una potatura regolare per mantenere la pianta ordinata (che spesso sfugge e si disordina); si può intervenire in primavera sui rami che sono “scappati” ma anche durante la fioritura per mantenere la forma e non rischiare di perdere frutti (produce sulla punta dei rami di un anno)

Moltiplicazione: per le varietà nane avviene facilmente da seme (semina del frutto intero a marzo in vasetti di 12-14 cm), crescita rapida e da luglio – settembre dell’anno successivo vanno già a fiore/frutto;  per le piante di melograno classiche la semina è troppo lunga e si usano tutti gli altri metodi (innesto – divisione dei cespi – talea – margotta) ma con sviluppo e crescita piuttosto lenti

Il melograno in giardino e sul balcone.

Descrizione generale: alberello o Arbusto a foglia caduca, alto 2-4 metri; tronco spesso contorto ramificato e spinoso; foglie verde lucido e giallo brillante in autunno; fiori a imbuto con calice rosso corallo; frutti tipo bacche (balausta) con corona (residuo dei fiori del calice)

IN GIARDINO

Da coltivare in un luogo protetto, contro un muro o con altri alberi/arbusti che non ombreggiano ma proteggono.

Ideale è un esemplare isolato allevato ad alberello ma si può creare anche una siepe arbustiva sfruttando la capacità della pianta di emettere molti rami dalla base.

IN BALCONE

Non è semplice far fruttificare il melograno sul balcone; è meglio acquistare in vivaio una pianta “predisposta” a far frutti e quindi collocarla contro un muro esposto a sud, in un vaso capiente, con una terra ricca, concimando regolarmente e proteggendo il vaso e la base della pianta con altri arbusti e fiori

Più indicato è il melograno nano, sempre produttivo, meno esigente e più rustico.

Melograni da frutto e da fiore:

Sono numerosissime le varietà di melograni da frutto con differenze nella polpa succosa che circonda il seme, nel colore e nella dimensione del frutto.

Esistono anche delle varietà da fiore che non producono frutti ma solamente fiori di vario colore con tonalità inedite e anche fiori doppi.